Cos’è il postpartum: oltre il “baby blues”
Cos’è il postpartum
Con il termine postpartum si indica il periodo successivo al parto, caratterizzato da profondi cambiamenti fisici, ormonali, emotivi e relazionali. In ambito clinico e scientifico si parla sempre più spesso di periodo perinatale, che comprende la gravidanza e fino a 12 mesi dopo la nascita.
Purtroppo, questo tempo viene spesso semplificato o minimizzato, ma in realtà rappresenta una vera fase di transizione, che non riguarda solo la cura del neonato, bensì l’equilibrio complessivo della donna.
Cosa sta succedendo davvero
Dopo il parto, molte donne sperimentano una combinazione di emozioni intense come, gioia, vulnerabilità, stanchezza, senso di responsabilità, talvolta smarrimento. E’ importante sottolineare che queste reazioni non dipendono da una “scarsa capacità di adattamento”, ma dal fatto che il corpo, la mente e il contesto di vita stanno cercando un nuovo equilibrio.
Infatti, diventa necessario distinguere tra reazioni fisiologiche e condizioni che richiedono attenzione clinica.
Cosa dice la scienza
- Baby blues: condizione transitoria molto comune nei primi giorni dopo il parto, caratterizzata da pianto facile, sbalzi d’umore e irritabilità. In genere si risolve spontaneamente.
- Depressione post partum: disturbo dell’umore clinicamente definito, che può insorgere entro il primo anno dopo il parto e richiede valutazione professionale.
- Prevalenza: una meta-analisi internazionale stima che circa il 17% delle donne sviluppi una depressione post partum.
- Strumenti di screening: l’Edinburgh Postnatal Depression Scale (EPDS) è un questionario composto da 10 domande, utilizzato per individuare un possibile rischio.
In Italia, alcune revisioni riportano percentuali differenti anche in base al cut-off, cioè al punteggio soglia utilizzato per stabilire quando un risultato indica la necessità di approfondimento. Infatti, cut-off diversi portano a stime diverse, ma non modificano il senso clinico dello strumento, ovvero, segnalare un bisogno, non fare diagnosi.
Chi usa lo screening e come
L’EPDS viene somministrata da medici di base, ginecologi, ostetriche, psicologi o psicoterapeuti. Tuttavia, esistono versioni reperibili online, ma è fondamentale ricordare che, la compilazione autonoma non sostituisce il confronto con un professionista, necessario per interpretare correttamente il risultato e definire insieme il percorso migliore da intraprendere.
Inoltre, l’American College of Obstetricians and Gynecologists (ACOG) raccomanda lo screening per depressione e ansia in più momenti, durante la gravidanza e nel primo anno dopo il parto, prevedendo un invio a professionisti qualificati in caso di esito positivo.
Spunto di counseling
Nel postpartum molte donne interiorizzano l’idea di dover “farcela”, ma questo è un mandato implicito che può rendere difficile riconoscere una sofferenza legittima. Per questo prima di minimizzare, poniamoci una domanda.
Domanda guida
In questo momento, cosa mi pesa davvero di più? (Spesso la risposta riguarda il contesto, non il bambino).
Cosa puoi fare
- Osserva se alcuni stati emotivi sono persistenti e intensi.
- Rivolgiti a un professionista sanitario di riferimento.
- Considera lo screening come un punto di partenza per orientarti, non come un’etichetta.
Fonti principali
Cox, Holden, Sagovsky (1987) – EPDS
Wang et al. (2021) – Meta-analisi su depressione post partum
ACOG – Screening perinatale
StatPearls / NCBI – Perinatal Depression
