Identità che cambia dopo il parto: perché non si torna “come prima”
Cosa sta succedendo davvero
Dopo la nascita di un figlio, molte donne fanno fatica a spiegare cosa stia accadendo dentro di loro, infatti, non è solo il corpo che cambia, né soltanto la quotidianità che si riempie di nuovi compiti, ma Il cambiamento più profondo riguarda il modo in cui una donna guarda se stessa.
È una sensazione sottile, difficile da nominare, la donna si sente confusa, disorientata, a volte estranea a ciò che si era prima, la sensazione è quella di entrare in una stanza familiare e, senza sapere perché, qualcosa non torna più al suo posto.
Quello che accade è che alcune certezze interiori si spostano, mentre il mondo esterno continua a chiedere le stesse cose di prima, la stessa efficienza, la stessa disponibilità, la stessa identità professionale e relazionale e da qui nasce un senso profondo di disallineamento, perché, dentro qualcosa è cambiato, ma fuori tutto sembra uguale.
Questa esperienza è molto comune nel periodo che segue la nascita di un figlio, eppure viene raramente nominata e quando un’esperienza non ha parole, rischia di trasformarsi in confusione, frustrazione, senso di inadeguatezza, non perché ci sia qualcosa che non va, ma perché manca un linguaggio che la renda comprensibile.
Cosa dice la scienza
Daniel Stern (1934–2012), psichiatra e psicoanalista statunitense, è stato uno dei primi studiosi a descrivere in modo sistematico questo periodo. Troviamo il suo pensiero e le sue ricerche descritte nel suo lavoro The Motherhood Constellation (1995), nel quale Stern parla della nascita di un figlio come dell’ingresso in una costellazione materna.
Con questa espressione Stern vuole indicare una riorganizzazione profonda della mente, in cui cambiano: le priorità, l’attenzione, il senso di responsabilità, la percezione di sé e delle relazioni
Non si tratta di un semplice adattamento pratico, ma di una trasformazione che coinvolge anche il piano emotivo e neurobiologico. Infatti, la letteratura scientifica mostra come, nel periodo perinatale, siano coinvolti importanti cambiamenti ormonali ad esempio, ossitocina, prolattina, cortisolo che influenzano il modo di percepire sé stesse, gli altri e il mondo.
Tuttavia, questa transizione non è immediata e non segue tempi standardizzati, infatti, Stern definisce la costellazione materna un processo che si sviluppa progressivamente e che si consolida entro il primo anno di vita del bambino, periodo in cui la riorganizzazione psichica raggiunge una nuova stabilità.
È importante però chiarire un punto fondamentale, una volta avvenuto questo cambiamento, non si torna indietro, non perché qualcosa si sia “perso”, ma perché la mente materna si è trasformata.
Infatti, Le neuroscienze hanno ormai ampiamente dimostrato che il cervello è plastico, questo significa che, le esperienze significative, i ruoli assunti, i contesti relazionali e le responsabilità modificano le connessioni neuronali, riorientando i sistemi di attenzione, di risposta emotiva e di priorità.
La maternità, in questo senso, non è solo un evento di vita, ma un’esperienza trasformativa che ridefinisce in modo permanente il funzionamento mentale.
Dopo la nascita di un figlio, la mente della madre non torna a essere “come prima”, perché il prima non esiste più, ora esiste un assetto nuovo, più complesso, che integra ciò che si era con ciò che si è diventate.
Ed è proprio quando questo cambiamento non viene riconosciuto, né internamente né socialmente, che aumenta il rischio di stress emotivo e senso di disallineamento.
Alcuni studi longitudinali mostrano che il mancato riconoscimento sociale di questo cambiamento è associato a un maggiore stress emotivo e il non sentirsi comprese, viste, accompagnate amplifica il senso di solitudine.
È come se la nave continuasse a seguire la stessa rotta, mentre la scialuppa, la donna che è diventata madre, si trovasse improvvisamente in mare aperto, da sola.
Il problema diventa ancora più evidente quando il rientro avviene in contesti, come il lavoro, che tengono poco conto di questa trasformazione, spesso, non per mancanza di volontà, ma per mancanza di conoscenza.
Spunto di counseling
Quando si entra in relazione con donne che attraversano questo passaggio, emerge spesso una forma di colpevolizzazione silenziosa che non viene tanto espressa a parole, quanto sentita dentro, una voce che dice: “Sono io che non riesco a rimettermi a posto.”
Il punto, però, non è “rimettersi a posto”, ma è diventare consapevoli del cambiamento in atto.
Nel counseling, il lavoro non è riportare la persona a ciò che era prima, ma aiutarla a riconoscere ciò che sta cambiando, dandogli dignità e senso. Questa consapevolezza può essere sostenuta già durante la gravidanza, come forma di prevenzione, per prepararsi non solo alla nascita di un figlio, ma anche alla trasformazione di sé.
Domanda guida
In quale ambito della mia vita sento che mi viene chiesto di funzionare come prima, anche se dentro di me qualcosa è cambiato?
Cosa puoi fare
- Inizia a osservare i cambiamenti interiori senza giudicarli.
- Riconosci dove senti maggiore disallineamento tra ciò che sei oggi e ciò che ti viene richiesto.
- Valuta un supporto psicologico o di counseling già in gravidanza o nel postpartum, non per “correggere” qualcosa, ma per accompagnare la transizione.
Fonti principali
Stern, D. (1995). The Motherhood Constellation. Basic Books.
Slade et al. (2009). Maternal reflective functioning.
APA – Maternal identity and mental health
NCBI – Perinatal mental health and neurobiological changes
